Ore
sette antemeridiane: un vento gelido ed impetuoso sferza
le rigogliose colline del Roero, mentre il sole le irradia,
in questo ultimo scorcio di fine Inverno. Comincia così
il 12 Marzo, Domenica, giorno della Porchetta Gallica.
Alle 8,45 circa sbuco dalla branda e ripeto il consueto
copione: toeletta, prima colazione, riordino e riassetto
cameretta.
Ho appuntamento con gli altri Galli all'uscita di Corso
Orbassano della tangenziale di Torino e sono in largo
anticipo: il programma della giornata prevede l'arrivo
presso una cascina situata sul confine tra Torino e Grugliasco
per gustare la porchetta ed altre numerose loro specialità.
Il vento è ormai quietato ed il sole, in un cielo
completamente sgombro da nubi, comincia a riscaldare le
terre ad Ovest del fiume Tanaro. Così decido di
indossare una tenuta semi Primaverile e parto intorno
alle 10,15 alla volta di Candiolo, dove, alle undici,
ho appuntamento con un'amica che intende aggregarsi alla
nostra comitiva, ma passata Carmagnola ritrovo il vento
freddo e fastidioso, che mi costringe ad una guida più
lenta ed attenta e mi fa un po' pentire di essermi vestito
leggero.
Tuttavia arrivo con qualche minuto d'anticipo e con la
mia amica ci concediamo un caffè in un bar lungo
la strada. La tappa successiva è all'ingresso della
tangneziale nei pressi di Vinovo, dove ho appuntamento
con Fabio da Bergamo, un guzzista che conosco da alcuni
anni, insieme ad un suo amico di Vinovo, con una Giapponese,
il quale sostiene di avermi conosciuto durante un'uscita
turistico-gastronomica sulle Alpi Bresciane: io ricordo
perfettamente quell'uscita, ma di lui non ho affatto memoria.
In ogni caso ci mettiamo in moto e muoviamo verso il vicino
punto di ritrovo col resto del mio club, dove ad attenderci,
oltre ai nostri che man mano arrivano, c'è anche
Roberto, un altro guzzista Bergamasco che conosco da tempo,
anch'ègli intervenuto per l'occasione. Così,
formata la colonna, partiamo alla volta della tappa finale,
dove ci stanno già aspettando altri Galli.
E' incredibile: una cascina in piena regola che sorge
a due passi (due passi di numero) dai palazzi della periferia
di Torino, ma appena varcato il portone d'ingresso si
entra come d'incanto in un altro mondo!
Evidentemente "là dove c'era l'erba ora c'è
una città", ma la cascina, con le sue vacche,
i suoi maiali e le sue galline è rimasta quella
che è sempre stata.
Lo scorso anno già ci ritrovammo in questo luogo
per una cena del club ed io domandai al casciniere cosa
ci facesse in mezzo al palazzi invece che impacchettare
le sue bestie e le sue macchine e trasferirsi in aperta
campagna e lui mi rispose che la sua cascina in quel posto
c'è sempre stata, sono i palazzi che sono arrivati
dopo. Parcheggiamo all'interno e dopo due chiacchiere
di saluto entriamo nel locale adibito a ristorante, che
un tempo doveva essere una stalla, a giudicare dagli anelli
ancora fissati al muro.
La stanza è riscaldata da una piccola stufa a legna
ed intanto cominciano ad arrivare brus ed altri formaggi
più o meno piccanti. Alcuni tipi di salami e cotechino
a fette si alternano a bicchieri di vino e brindisi vari,
dopocichè arriva l'agognata porchetta, accompagnata
da insalata verde. Dopo un piatto di zuppa con le cotiche
mi assento con altri per una fumata e mi dicono che all'interno
stanno servendo altri ottimi formaggi, ma non importa,
sono ormai abbastanza sazio: il pasto sino a quel momento
è stato abbondante e le portate servite al consumo.
Rientro in tempo per il caffè ed un grappino, poi
poco per volta tutti si esce all'aperto per consentire
al personale di sgomberare i tavoli. Mi gusto un Caraibico
mentre saluto i Galli e gli amici Bergamaschi e mi avvio
a mia volta a Candiolo, scarico la passeggera che ha gradito
molto la nostra compagnia e me ne torno definitivamente
a casa.
Antonino
Ottima
porchetta, ottima compagnia. Due risate sane ci volevano.
Antonino e MadMax vincono rispettivamente:
il
1° posto per eccezionale funzionamento delle mandibole
che si sono accanite sui cibi a discapito della favella
ormai impedita dal deglutire continuo, nonostante la sempre
presente battuta imperatrice e il profondo discorso rivolto
al battesimo di un'altra insensata adunata gallica.
2° posto per l'equilibrio precario e continuo di MadMax
condito dallo sguardo vacuo e poco edificante per la propria
posizione professionale ma perfettamente in linea con
lo spirito (alcolico) gallico. Lo scempio era sul suo
volto; le parole che uscivano disarticolate erano il massimo
di un ragionamento congestionato; i gesti inneggianti
al proprio brindisi si aggrappavano nell'aria per non
cadere.
A
due incollature dai primi, il Serros che vagava con le
frecce d'amore nella scocca e nel patetico compiacersi,
allungava le mani, non potendo fare altro, sulle pudenda
maschili, filosofeggiando sulle scollature femminili,
incurante dei mariti per nulla allarmati.
Distaccato dal gruppo di testa l'abbronzato Lodenconpipa,
che dall'alto (ehm!...) della propria saggezza, impartiva
lezioni di buon vivere tra un ruttino e un sonnellino
tardo-anagrafico. In mezzo al gruppo il medagliato il
Che pronto a far valere la sua forza fisica di gigante
buono ma un pò pirla! (senza offesa eh?!).
Rientra improvvisamente nel gruppo dei ritardatari il
mitico Slow che non disdegna la 5^ portata di porchetta
mentre tenta anche lui di iniziare un discorso serio,
ma desiste sconsolato preferendo l'armeggiare acrobatico
dello stuzzicadente. Più indietro il Presidente
che, subdolo, sornione, diplomatico, ficcante, donnaiolo,
preciso, presente e preservante, si lamentava dell'assenza
sul tavolo del gorgonzola, dopo la quarta scofanatura
dello stesso già introdotta nel suo autorevole
stomaco.
Troviamo un pò indietro, non per comprendonio,
ma per manifesta inferiorità numerica e fisica
le tre grazie Zia, Elena e Anna che con dignità
tipica femminile da aspide che non morde da mesi, si sono
difese dagli attacchi pseudo-galanti dei maschietti. E
ancorpiù quando l'alcol tenta l'annebbiamento della
vista, eccole sfoderare le armi a noi sconosciute dell'ironia,
della contro-conquista e della potentissima arma "guardami
che ce l'ho solo io" al che l'uomo, di per sè
già bevuto, stramazza tramortito e andrà
in giro a raccontare le proprie fantasie conquistatrici.
Guardingo, solitario, un pò triste, ecco l'uomo
venuto dal freddo che sembra che non vede nulla ma controlla
tutto: ti sembra di essere solo, ma lui è lì,
attento come il gufo a cui hai cercato di insegnargli
a parlare ma ti guarda solo e poi sferra l'attacco: è
un grande amico. Il nome? a voi l'enigma.
E per finire ai lati un gruppo di simpatici tifosi casalesi
che ha fatto da ala a questa manifestazione gallica dove
invero al di sopra di ogni cosa, c'era l'allegria e si
vedeva come era un peccato che alcuni galli non ci fossero,
ma l'ago del divertimento ha battuto egualmente tutti
i suoi minuti.
di
me??? c'è poco da dire, sono il Contemax