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I Galli che vi hanno partecipato alle edizioni precedenti me ne hanno sempre parlato bene, sicchè quest’anno mi sono trovato libero il secondo fine settimana di Febbraio e sono andato anch’io a mettere il naso alla Motoghiacciaia, il raduno Invernale organizzato a Givoletto (TO) dal Moto Club Aviglianese.
Mi preparo someggiando la moto di soli materassino gonfiabile e sacco a pelo (in quanto è allestito un locale per ospitare coloro che intendono pernottare), oltre all’immancabile beauty-case ed a metà pomeriggio del Sabato sono pronto a muovere.
Ho stabilito un gancio con Artos presso la sua dimora, così in breve sono in cima alla tangenziale di Torino ed esco per imboccare la SS. 24, ma, non avendo moneta per pagare alla porta automatica, derubo l’ente gestore di ben novanta centesimi ed esco ben schermato da un autocarro con la complicità del conducente.
A casa del Gallo Artos prendiamo il caffè, mentre discutiamo di teologia esoterica e Canebono Tenni mi lecca avidamente gli stivali che sanno di grasso di foca e scarichi automobilistici.
Dopo aver messo fine ad alcune imperdonabili lacune, il robusto Valsusino mi fa da guida sino al raduno, dove incontro alcuni amici di vecchia data che non vedevo da tempo, tra cui Steva di Finale Ligure, che, tra un belin e l’altro, mi aggiorna sulla sua situazione sentimentale.
Io ed Artos ci concediamo un bicchiere di vino, che sin da subito non appare per nulla all’altezza, mentre invece un gruppo di radunasti Francesi sembrano gradire.
Intanto arriva l’ora di cena: buona devo dire, superiore a molti altri pasti consumati ad altrettanti raduni, dal costo contenuto, peccato solo per il vino.
Nel frattempo sono arrivati altri Galli, quali Drac, Bich, Simona e Ponch.
La serata prosegue tra qualche birretta, alcune occhiate alle moto presenti ed il blues discretamente buono dei Chicago Sound Machine, peccato che il volume fosse un po’ troppo alto.
La festa, comunque, non mi sembra un granchè e di questo avviso sono pure gli altri Galli che vi hanno già preso parte, giudicandola molto sotto tono rispetto alle edizioni precedenti.
Così via via la gente se ne va, verso la mezzanotte e mezza l’orchestra smette di suonare, nel frattempo quasi tutti i Galli hanno lasciato la festa e rimaniamo solo io e Drac.
E dal momento che lui sarebbe rientrato ed io mi ero rotto e non avevo neppure scaricato i miei effetti letterecci, decido a mia volta di tornarmene nel mio Roero: d’altro canto la sera è limpida, le strade pulite, i chilometri sotto la settantina e non fa neppure troppo freddo.
Così ci avviamo alle moto, Drac fa avviamento e la sua indistruttibile SP comincia a fumare copiosamente dalla testa di destra: il vil marrano, giuocando d’astuzia, con abile mossa tenta di incolpare la mia fedele California di cotanta coltre bianca, arrivando addirittura al punto di sostenere che il fumo odora di nocciuole d’Alba.
Ma niente paura, abbiamo le Guzzi e ben difficilmente restiamo a piedi, sicchè ci dirigiamo pian pianotto verso Sud-Ovest, poi ad una rotonda ci salutiamo, io prendo stranamente a sinistra e lui, più coerentemente, a destra.
Di lì a Pianezza il tiro è breve: imbocco la tangenziale che gira intorno alla città olimpica ed in men che non si dica sono tra le mie colline.
E’ affascinante transitare nella zona considerata, non a torto, la più fredda del Roero (località bivio per Sommariva Bosco lungo la provinciale tra Alba e Ceresole d’Alba, talvolta con sette-otto gradi in meno di tutta l’area, nda.) e vedere la neve ancora intatta caduta giorni e giorni prima sui prati lungo la strada, nel cuore della notte, a metà Febbraio in moto.
Alle due antelucane parcheggio la California in autorimessa, mi sfilo il casco e dichiaro definitivamente chiusa la serata.

L’Imperatore




 

 

 

 

 

 

 

 

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