nome
misterioso e più volte citato durante
le proposte di viaggi in moto nel periodo estivo, rappresentava
una meta,un
obiettivo da raggiungere nei sogni di molti Galli .
Il duce (inteso come guida, condottiero, cicerone, ecc., in
virtù della sua provata esperienza maturata in varie
campagne sul germanico suolo) non poteva che essere il prode
Antonino, Imperatore di tutti i Roeri.
Le selezioni per comporre la squadriglia furono severissime
e alla fine solo sei furono i cavalieri incaricati di portare
le insegne GalloCisalpine nell’alta terra dei Bavari.
I loro nomi erano: Antonino, Albell con Cristina, Meo, Ricu
con Davide, Roberto V., Serros.
Il lungo viaggio ebbe inizio la mattina di giovedì 9
agosto, quando gli otto si incolonnarono verso la Lombardia
per affrontare, dopo adeguate libagioni consumate sul lago di
Lecco, il terribile passo del Maloja sotto una pioggerella fredda
e fastidiosa.
Brevissima sosta al Passo dove, tra le brume, assistiamo alla
passione del povero Albell. Dopo un rapido consulto emergono
due possibilità: dargli il colpo di grazia per non vederlo
più soffrire oppure abbandonarlo in un albergo in attesa
che l’influenza passi. A questo punto il nostro “eroe
alessandrino” raccoglie le poche energie che gli rimangono
e salta in moto sfidando le intemperie con una Cristina lievemente
preoccupata di fargli da passeggera. Dopo aver costeggiato il
lago a Silvaplana attacchiamo lo Julier Pass dove registriamo
una temperatura di ben 5°C !! Scendiamo con attenzione verso
Chur e quindi proseguiamo in territorio svizzero, attraversiamo
il Liechtenstein alle prime ombre della sera e cerchiamo di
raggiungere l’Austria per cenare e pernottare a prezzi “europei”.
Troviamo rifugio in un paesino nei pressi di Feldkirch dando
così un po’ di riposo alle nostre membra e alle
moto che hanno lavorato per più di 5oo km.
Al mattino ci accoglie un sole radioso che ci invoglia ad intraprendere
il trasferimento verso la Germania ed il nostro obiettivo. Tragitto
prevalentemente autostradale con traffico piuttosto intenso
ed anche code nella parte finale: osserviamo quanto diverso
sia il comportamento degli automobilisti nei confronti di noi
utenti delle due-ruote, a centro strada si forma un corridoio
nel quale possiamo scorrere tranquilli per km tra camion, camper
e automobili ferme.
Abbandonata l’autostrada ci rimane un breve tratto in
mezzo alle foreste, accolti da una tenera acquerugiola che provoca
alcune uscite di strada di automobili tedesche: a questa vista
riduciamo ulteriormente la nostra andatura visto che siamo a
metà pomeriggio e la meta è di fronte a noi.
Il gruppo anziani cisalpini si attesta presso una pensioncina
molto modesta ancorché raccomandata dalla Guida Tibaldi & Stilla;
gli arditi proseguono verso le rive del Meno dove pianteranno
l’accampamento.
Dopo aver deposto i bagagli noi anziani raggiungiamo il luogo
del raduno in quel di Collenberg, ridente paesino di 2700 abitanti
nel quale le moto stanno iniziando ad arrivare da ogni dove.
All’ingresso veniamo accolti da un manipolo di simpatici “tedescotti” che
ci danno pacche sulle spalle e sorridendo ci indicano la direzione
da seguire per il parcheggio (N.B.: essendo le nostre moto italiane
non paghiamo i 10 euro che vengono richiesti a tutti gli altri
centauri “esterofili”, anche ai BMWisti….).
Attorno a noi è tutto un tripudio di bandiere tricolori,
tutto un entusiasmo per l’Italia ed i suoi prodotti come
ci spiega approfonditamente l’amico Hans Wendel, persona
gradevolissima e grande conoscitore dell’Italia. Siamo
realmente commossi nel vedere i nostri colori nazionali e nel
sentire tanto calore nei nostri confronti: per superare il momento
difficile ci vuole una birra, per qualcuno anche di più….
La sera passa tra canti, balli, buonumore, amicizia, incontri
di vecchi amici e poi, dopo mezzanotte, quando ormai il gruppo
anziani è sotto le coltri, nel campo degli arditi continua
la festa.
Il sabato mattina i partecipanti al raduno possono scegliere
se riposarsi al campo, seguire il giro in moto guidato dagli
organizzatori oppure approfittare di una rilassante gita sulla
nave Mozart.
Il nostro gruppo si divide per alcune ore, perché solo
gli irriducibili Serros e Riccio optano per il giro in moto,
tutti gli altri si imbarcano alla volta di Wertheim, città con
un gradevole centro storico ed uno spettacolare castello a picco
sul grande fiume. Il tempo di sosta del battello ci permette
una passeggiata tra i vicoli e le piazzette del centro dove
ci fermiamo a guardare il passeggio nel dehors di un ristorante.
Al ritorno, corroborato dalla birra e da un prodigioso distillato,
il nostro Imperatore si produce in un discorso agli italiani
tutti, suscitando, molto interesse nelle germaniche genti presenti
sul natante.
Dopo lo sbarco, come tutti i marinai che si rispettino, i nostri
prodi assaltano le bettole locali, fraternizzando con gli altri
avventori e producendosi in canti corali di rara intensità.
Giunta l’ora della cena cerchiamo di trovare un locale
in grado di accogliere la nostra tribù, nel frattempo
arricchitasi di alcuni connazionali simpatizzanti .
La notte tra il sabato e la domenica scorre vivace nel campo
arditi e purtroppo arriva l’alba a decretare la fine dei
festeggiamenti: duramente provato dalla pugna l’ardito
Riccio riparte in solitaria mentre il resto del manipolo giace
ancora sotto le tende, l’Imperatore si avvicina al pennone
e mestamente, ma con grande dignità, ammaina il tricolore.
Serros osserva attonito la sua Vintage infangata mentre dalla
tenda alessandrina giungono i lamenti di Anita (opsss, Cristina)
colpita anche lei dal male che già aveva minato il suo
Giuseppe (opsss, Albell).
E’ triste lasciarli così, in un campo ormai deserto,
soli con il loro male ma l’ordine è di partire…..
E infatti partiamo, ritornando in Italia
ripassando in Austria
e Svizzera dove, a Sant Moritz, attacchiamo il Passo del Bernina
per poi scendere a Livigno, salire al Foscagno, scendere a Bormio
e di qui, passando ancora in “terra santa mandelliana”,
raggiungere le conosciute strade verso casa.